Che dire ragazzi?
Il viaggio di ritorno mi ha concesso la possibilità di avere qualche ora di rettilinei infiniti e - complice l’alterno dormiveglia della mia Compagna di viaggio – diverso tempo per ascoltare i pensieri e le immagini della giornata.
Le linee di mezzeria a disegnare una pista lunga chilometri, la consapevolezza del ritorno, lo scorrere delle ruote sul cono bianco della strada illuminata….tutto rimandava a qualcosa che somigliava a un film in cui passavano i titoli di coda.
Come quando ti è piaciuta talmente tanto anche l’ultima scena che resti seduto mentre tutti vanno via, a leggere e scrutare il rullo degli interpreti e dei ruoli che sono stati capaci di rapirti dai pensieri di tutti i giorni per regalarti un limbo di gioco e di evasione con il tramite di quella parte forse infantile, fatta di suoni, di colori, di giocattoli che si mette nel cassetto quando si attraversa il (presunto) fiume dell’età adulta, ma non si butta mai via.
E un po’ come quei signori canuti e dall’aspetto un po’ folle mi sono riscoperto un pizzico proiezionista di un vecchio cinema di periferia : ho scorso la pellicola del mio personalissimo film tra le dita della mente, rivedendone i singoli fotogrammi, le immagini, i colori al contrario.
Riavvolgendo il nastro di questa giornata, fissandone attimi e parole, sensazioni e sguardi.
Per questo mi piace ripensare al meeting iniziando dalla fine.
Il film, il tasto play di questo racconto, di cui mi scuso se non saprà essere conciso e sintetico, inizia su un tavolo grezzo sul patio di un bar che potrebbe essere senza remore l’osteria di antichi spadaccini medioevali come il set di un felliniano scorcio di vita di altri tempi.
Dalla tranquillità del borgo di Gradara percorso senza ordine : attirato da un balcone come dal cascare singolare dei rami di una pianta di fichi ancora acerbi, dalle volte di una chiesa come dalla faccia indagatrice della vecchietta seminascosta dagli scuri, mai avvezza al trambusto della gente e del traffico.
Da un caffè sorseggiato in compagnia di due belle persone - una coppia che trasuda coesione e sintonia ben oltre e più della comune passione per il nostro giocattolo colorato (a parte la propensione del marito per i perizomi… J ) che ha reso ancora più piacevole respirare l’aria di un antico Borgo carico di storia, e ha coronato al meglio una passeggiata scanzonata dove l’orizzonte in totale continuità era un inseguirsi di colline e di verde, esempio tangibile di quel patrimonio naturale che abitiamo e che non ha paragoni.
E poco prima anche parcheggiare un plotone di Giocattoloni sotto le mura, rispettando il luogo ma non volendo rinunciare a una scenografica disposizione, è stata mezz’ora di gioco in cui se le frizioni non si sono divertite non sono mancate ilarità e ironia di gruppo.
Non so se esiste un’età in cui può sembrare ridicolo raccontare l’euforia del trasferimento tra le vie di Riccione, i clacson, il colpo d’occhio del ripetersi delle forme di un muso unico nello specchietto, la gente incuriosita, le facce inizialmente perplesse dall’avvicinarsi del serpentone festoso a cui in un attimo si strappava un sorriso e un saluto…
Del resto lasciavamo la Piazza di Riccione, dove la supervisione dello Staff ha consentito di usare gomme e lamiere in modo da divenire la tavolozza di un pittore forse un po’ pazzo ma cui non difettava l’allegria.
Le fotografie dei passanti, i bambini di passaggio convinti di entrare in un lunapark multiforme, inconsapevoli del fatto che bambini come loro lo siamo un po’ tutti noi di questa allegra brigata, il trovarsi e il ritrovarsi, il conoscersi e il riconoscersi….sono cose già viste ma di cui pare non ci si riesca mai a sentire sazi a sufficienza….
Verrebbe da pensare che pure il tempo non ha saputo opporsi alla voglia di trovarsi.
E se le primissime ore della mattina ci hanno colto con i postumi di una pioggia e di un cielo inclemente che sembrava già votato ai colori invernali, le ore successive sono state un costante crescendo di cielo terso, di luce e di sole che – seppur tenue – ha contribuito a regalare la sua quota di buonumore a tutta la numerosa Congrega dei Curvilinei che con il passare delle ore ha riempito il mosaico della Piazza.
Se mi posso permettere l’ultima follia di questa carrellata di sensazioni di cui mi piaceva rendervi partecipi anche lui, il Sole, giunto in ritardo ma comunque presente a questa giornata che ha unito il senso di appartenenza al Club con lo spirito goliardico di voler sigillare il passaggio di consegne tra la stagione estiva e quella invernale, ha detto la sua.
O almeno a me sembrava, quando con gli occhi ho preso atto - scendendo da Gradara e lì lasciando facce, voci e strette di mano fino alla prossima volta – che anch’esso per quanto timido spettatore della giornata, si è congedato scomparendo nell’acqua.
E per un momento, racchiuso nello schermo dello specchietto, è stato talmente nitido nei suoi contorni che è apparso come un familiare arco ammezzato appoggiato sulla linea dell’orizzonte del mare…
Si, lo so…era quello che accade da millenni senza che nessuno volesse vederci altro significato.
Ma dal momento che chi scrive avrete capito che ha seri problemi irrisolti e una visione delle cose che mal si concilia con l’età anagrafica, a me piace pensare che non fosse un caso, e che anche il nostro compagno di viaggi e di chilometri, anche lui che pur lontano resta il vero interruttore di finestrini e capote, ha voluto a suo modo dire la sua.
E secondo me voleva dire “a rivederci” alla prossima bellissima follia.
Grazie allo Staff per avere organizzato e reso possibile tutto ciò, e grazie a tutti NOI, per essere stati al tempo stesso attori e spettatori di questo film che non credo vincerà premi, ma che è sempre capace di restare ben in vista sullo scaffale dell’anima.
JohnMcLane